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Tutto iniziò con un breve articoletto su Focus, alcuni anni fa: parlava di un animale misterioso che uccise decine di persone in una zona remota della Francia, poco prima della Rivoluzione.

Bastò questo per accendere la mia fantasia e il mio interesse verso La Bestia del Gévaudan. Una Bestia capace di terrorizzare gente dura, abituata a una terra aspra, inospitale e con un clima che qualcuno definiva “nove mesi d’inverno e tre di inferno”. Abituata anche a convivere con lupi ben più numerosi e meno timidi di oggi, all’occasione pronti ad attaccare un essere umano isolato. Eppure questa bestia fu in grado di seminare morti (furono più di 150) lungo un periodo di tre anni – risvegliando addirittura l’interesse del re – e di sfuggire a battute di caccia che impiegavano anche centinaia di uomini del posto e soldati, tenendo in scacco l’intera regione. Chi l’aveva vista ed era sopravvissuto l’aveva descritta in maniera spaventosa, contribuendo all’immagine mostruosa che ne accompagnò la sinistra fama fino ai nostri giorni.

Ma cos’era questa Bestia? La superstizione della gente del luogo fece fiorire molte congetture riguardo alla natura della creatura, ma anche gli interessati e i naturalisti contemporanei hanno provato ad azzardare ipotesi: un licaone, una iena o una tigre fuggita da un circo itinerante, un ghiottone, un tilacino, un gigantesco babbuino, fino ad arrivare a lupi mannari o altri criptidi, sadici assassini e alieni…

Bestia del GévaudanDunque, cos’era? Ce lo spiega, anzi, ce lo racconta con rigore scientifico e analizzando i fatti in maniera razionale il giornalista Giovanni Todaro in una cronistoria che sa di romanzo per la scioltezza con cui è scritto. Dettagliato, appassionante, piacevole e talvolta con un tocco di ironia tra le impietose zampate della Bestia, il libro svela il mistero, attraverso avvistamenti, attacchi e uccisioni che fino all’ultimo tengono avvinti.

Il trattato è corposo e vale il prezzo d’acquisto: mi sento di consigliarlo agli appassionati di misteri e suspense, di natura e animali (Todaro spiega anche alcune peculiarità che distinguono il cane dal lupo e che io stesso ignoravo). Ma soprattutto a coloro capaci di “vedere” con la propria fantasia e tornare indietro nel tempo: a fianco di gente assediata nella sua casa, di poveri pastorelli – spesso solo dei bambini – in preda all’angoscia appena sentivano un fruscio proveniente da un cespuglio, di cacciatori frustrati che terminavano la faticosa battuta con un pugno di mosche…

E allora buona lettura… e ricordate: non sono gli animali a essere cattivi, spesso l’uomo lo è. Siamo noi a invadere il loro habitat, a cambiare le loro abitudini e a mettere in pericolo la loro sopravvivenza.

Come raccomanda lo stesso Todaro:

Qualcuno di voi, gentili lettori, da questo libro potrebbe trarre errate conclusioni sulla natura del lupo. In realtà questo splendido e intelligente animale è, o non è, molte cose. Soprattutto non è buono e non è cattivo. Fa il lupo e basta, perché la Natura l’ha creato così e, statene certi, a ragione.

Un tempo i lupi in Europa potevano diventare antropofagi, è vero. Ma solo in casi rari, ricordatelo, e quasi sempre proprio per colpa dell’uomo. La fame è cattiva consigliera e questo vale sia per noi sia per i lupi. Un tempo fu la guerra fra l’uomo e il lupo, uno scontro secolare senza esclusione di colpi fra due specie sociali che si erano trovate a contendersi gli stessi spazi e persino lo stesso cibo. Alla fine il lupo, ormai ridotto a pochi sopravvissuti dispersi in luoghi inaccessibili, perse questa guerra, ma a quel punto l’uomo, inaspettatamente, lo graziò, lo protesse e persino gli destinò spazi riservati e gli mise a disposizione, reintroducendole in natura, le antiche prede selvatiche ormai quasi scomparse a causa proprio dell’uomo.

Fu un gesto grandioso da parte della nostra specie e non deve andare perso. Se i lupi avranno un loro spazio e prede selvatiche sufficienti, e se l’uomo saprà comportarsi con giudizio, mai penseranno alla nostra specie come a una preda. In Italia i lupi non si sono mai estinti, eppure da ben due secoli non si è mai più verificato alcun attacco all’uomo, includendo anche donne e bambini. Il lupo davanti alla nostra specie fuggirà sempre e, vista la strage che ne è stata fatta, a buon motivo. Del resto, le montagne potranno essere coperte da boschi secolari, attraversate da limpidi ruscelli e popolate da cervi, cinghiali e caprioli, ma senza il lupo – così come la lontra, l’orso, la lince e tante altre specie – risulteranno vuote e prive di qualcosa di prezioso, affascinante e necessario.

Noi italiani, fra i tanti meriti che abbiamo anche se siamo i primi a criticare il nostro popolo e il Paese intero – e forse anche questo è un segno di grandezza unita a saggia umiltà – siamo stati fra quelli che non hanno sterminato il lupo, che bene o male da noi ha sempre continuato a vivere, consentendogli non solo di ripopolare buona parte d’Italia ma anche di espandersi nelle nazioni vicine ricolonizzando lentamente gli antichi territori. Come appunto la Francia.

Speriamo che capiscano il valore di questo evento anche gli amici francesi, ora che il lupo sta lentamente tornando in quel Paese e che da qualche anno sta cautamente ricolonizzando anche la Lozère e cioè l’antico Gévaudan al centro della nostra vicenda.

Perché ormai la guerra è finita.”

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