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Sulla scia del bel cammino in Coppa Italia che tanto fa parlare e su quella del mio precedente articolo, vorrei dire due parole a proposito della mia città.

Palazzo Rosso Alessandria

Da anni sento i miei concittadini – e solo loro, perché amici venuti da fuori hanno sempre riservato parole positive – lamentarsi del fatto che in Alessandria non c’è nulla.
Senza sottolineare l’ovvia realtà che il “nulla da fare” non è creato dall’agglomerato di costruzioni, ma da chi vi abita, si dimentica che Alessandria è un centro di nemmeno centomila anime che cela, invece, tutte le comodità e gli svaghi di una grande città compresa più di una discoteca e molti locali; sono molte inoltre le iniziative culturali e altro…
È, ad esempio, l’aver rifiutato di potenziare un’università già ottima ed economica ad aver penalizzato l’afflusso di linfa giovane: una scelta ottusa, eppure non l’unica.
Del resto vantiamo una delle poche piazze percorribili dal traffico urbano, con conseguente penalizzazione per i pedoni e per i bei palazzi che la circondano. Si ebbe un timido tentativo di chiuderla qualche anno fa, ma un indignato movimento di massa, senza precedenti, ne chiese la riapertura, perché l’alessandrino tipo deve entrare in macchina nei negozi.

Cattedrale Alessandria Piazza Duomo

Sento dire che è una città brutta, senza edifici storici.
A mio parere – ma parlo da uno che ha vissuto serenamente la sua infanzia in uno dei quartieri più belli – è una città gradevole, percorribile tutta a piedi, amena, tranquilla e con molto verde.
Non volendo rimarcare che la maggior parte ignora la presenza e l’identità di molte testimonianze di interesse storico – forse poco appariscenti – o non le ritiene storiche perché più recenti (ad esempio: il mosaico sul palazzo delle poste del periodo fascista), troppo spesso non si considera che Alessandria è una città “nuova”, fondata solamente nel 1168 a seguito dello scontro Impero-Papato. Per cui è piuttosto difficile trovare costruzioni storiche antecedenti! Aggiungiamoci il passaggio di Napoleone, che rase al suolo una bella fetta di edifici – compreso il Duomo – onde permettere il passaggio delle sue truppe…
È inevitabile che una città così sparisca, se messa a confronto con altre molto più grosse, con un passato assai più denso di storia, in posizioni differenti e con amministrazioni più lungimiranti e oculate.
Non voglio ora addentrarmi nell’abbattimento del vecchio ponte sul fiume Tanaro (a riguardo segnalo questo articolo molto interessante) che portava al simbolo della città e uno dei più belli in territorio italiano: la cittadella! Come dire: dimenticato? da molti concittadini e riportato in auge negli ultimi anni, grazie alla raccolta di firme del FAI.
Quando frequentavo l’università in una città diversa, nei miei sogni vedevo una cittadella restaurata e valorizzata, vagheggiando la creazione di un polo universitario che raccogliesse tutte le facoltà dell’ateneo alessandrino in quella meraviglia storica, a cui si poteva arrivare a piedi o in bus dalla vicina stazione passando per il vecchio ponte (ora sostituito da un obbrobrio modernista che fa a pugni con la cittadella). Mi vedevo già gli studenti rilassarsi o preparare un esame sugli spalti, circondati dal verde e dal canto delle cicale.
Sogni a occhi aperti.

La cittadella di Alessandria

Oggi è già tanto se i vertici sono tornati a essere edotti circa la sua esistenza e che si sia fatto qualcosa per evitare che si deteriorasse definitivamente nell’indifferenza più totale, come tanti altri bei monumenti italiani.

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