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15 anni. Era il lontano 2001 quando presi in mano il primo numero di Naruto…

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Poco tempo fa ho scritto riguardo al manga in questione e di come ne auspicassi la fine.

Confermo che non ne potevo più dell’infinito scontro finale di tutti i ninja del mondo contro due, uno… no, due… no, una divinità… vabbè, lo scontro finale…

Anzi, semifinale perché poi c’è stato quello contro l’insop… – meglio non definire sennò mi attiro antipatie – …portabile Sasuke. Scontro più che giusto nel filo della trama, anche se sparisce un po’ subito dopo quello eccessivo cui ho fatto cenno poc’anzi; fa comunque riassaporare il piacere dei vecchi scontri individuali, o che abbiano comunque un senso e una logica. E già l’epilogo dell’esistenza di Pain era stato quantomeno assurdo. Riportare in vita i morti… va beh… coff coff…

Non posso che sottolineare ancora una volta come gli ultimi numeri fossero una ridda di spiegazioni e dialoghi macchinosi e confusionari, perfino illogici… una battaglia trascinata con un unico effetto: la noia!

Finalmente, però, l’ultimo capitolo dell’ultimo numero riporta ai primi numeri, in cui si respirava spensieratezza, genuinità e semplicità, anchefed se con la nuova presenza di una tecnologia (computer al posto dei tradizionali pergamena e pennello, per dirne una) che non mi aspettavo di trovare nel villaggio ninja – ora quasi una megalopoli – e che fa perdere quell’effetto naïf e di comunione con la natura con cui eravamo abituati a convivere. La vita è tornata alla normalità e il futuro grigio che si poteva prefigurare nella gioventù del protagonista si è tinto di rosa in quella dei suoi figli, proprio grazie a Naruto, che ha rotto una ciclicità di faide e lotte infinite.

Rock Lee

Lo spin-off di Kenji Taira è molto divertente.

Non ho mai capito come una donna possa essere innamorata di un uomo che ha tentato di ucciderla, che ha tradito amicizie e che ha un unico obiettivo nella vita: la vendetta. L’unico a non evolversi mai. Per questo ho provato grande sollievo nel vedere Naruto sposato con Hinata.

Mi piacciono anche i matrimoni tra ninja di paesi diversi e gli scorci sulle vite dei personaggi che hanno costellato le pagine del manga. Bello anche raffigurare i bambini e far intuire i loro caratteri: provo già simpatia per Chocho Akimichi…

Per concludere, la finezza che fa scendere una lacrimuccia è l’enorme testa del protagonista scolpita nella parete di roccia in chiusura; e naturalmente il fatto che il ragazzino abbia coronato il suo sogno e sia diventato Hokage, sapendosi accollare le responsabilità che la carica richiede per il bene della comunità. Intuibile sin dal primo numero, eppure comunque toccante.

E così, dopo molti alti e qualche basso (si sa, sono quelli più evidenti), sono qui a celebrare la fine di una serie che non dimenticherò mai e che mi ha accompagnato per 15 anni. Non si può non tirare un profondo sospiro di malinconia e riflettere qualche minuto, dopo aver girato l’ultima pagina e aver chiuso l’ultimo tankōbon.

Era il lontano 2001 quando presi in mano il primo numero di Naruto… quante cose sono successe da allora…

15 anni

Addio, Naruto!

Testa Naruto

Ps: adoro fare classifiche e non mi posso certo esimere questa volta, anche se la memoria potrebbe giocare brutti scherzi…

Ecco dunque i miei personaggi preferiti, che confermano la mia passione per i comprimari o per personaggi che compaiono poco, ma con particolarità che mi colpiscono:

6) Shino Aburame: silenzioso, misterioso e con degli occhialini scuri fichissimi. A quanti farebbe schifo manipolare gli insetti? Lui li ospita addirittura! Purtroppo compare pochissimo da un certo punto del manga in poi…

5) Yamato: personaggio molto interessante. Ricordo che mi aveva colpito l’espressione impassibile. Può usare l’arte del legno!

4) Killer Bee: l’unica forza portante ad aver fatto amicizia con il suo cercoterio prima di Naruto. Una macchietta! Troppo divertente!

3) Choji Akimichi: tenero, impacciato, puro, leale e con un grande senso dell’amicizia. Mi conquistò con la frase “Vuoi dei dolcetti?” e l’espressione dolcissima (Ha anche le swirly cheeks!!!). Poi scoprii che può dimagrire e diventare un gigante con le ali di farfalla di chakra…

Choji sorriso

2) La vecchia Chiyo: ho un debole per le obaasan, le nonnine. Burbera e adorabile. Alla sua età è capace di stravolgere il suo modo di vedere le cose e di cancellare una vita indirizzata in una certa maniera. Senza accorgermene ho usato il suo nome “la vecchia Chiyo” nel mio nuovo romanzo ambientato in Giappone.

1) Jiraiya: lui è l’Eremita Porcello! C’è altro da dire?

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