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Già accogliere in casa un animale che avrebbe difficoltà a sopravvivere – soprattutto se ancora cucciolo (come nel caso dei miei Elfo e Cleo – https://foscobaiardi.wordpress.com/2015/12/08/il-regalo-di-compleanno/) – e provvedere ai suoi bisogni è una grande soddisfazione. Ancora più emozionante, poi, è la consapevolezza di aver effettivamente salvato la vita a qualcuno che aveva il destino segnato.

È questo il caso dell’ultima tenera micina entrata a far parte della mia famiglia: l’ho trovata poco più di un mese fa, con la testolina dentro la maglia di una rete, eretta con le zampe appese come potrebbe fare un essere umano. All’inizio ho pensato che fosse già morta… Tuttavia, osservandola con attenzione, ho notato che muoveva in maniera impercettibile la testa. Era minuscola e patetica, denutrita e aveva delle croste nere sugli occhi; era chiaro che non vedeva e che era finita nella rete probabilmente nel tentativo di seguire una mamma che l’aveva abbandonata e gli altri gatti della zona, ormai indifferenti alla sua penosa condizione.

Solo il pronto intervento del veterinario e le amorevoli quanto pazienti cure di mia mamma e di mia nonna – che all’inizio non voleva un quarto gatto e che ora offre addirittura il lobo dell’orecchio come tettarella – hanno permesso a Rufy di riprendersi e di diventare una cucciolotta piena di vita e di energie, che ora spalanca sul mondo due bellissimi e curiosi occhi azzurri.

Rufy: come il protagonista di One Piece, perché all’inizio eravamo convinti si trattasse di un maschietto… ma anche come diminutivo di rufigiu, che nel mio dialetto significa su per giù “esserino male in arnese”…

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Rufy dopo l’intervento del veterinario a pulirle gli occhi dalle croste

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Dopo qualche giorno la topina riapre gli occhi

Rufy

Dopo tre settimane

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