Il ponte del folletto

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Il ponte del folletto

La terza edizione di un concorso è destinata a portarmi di nuovo fortuna!

Indetto dal blog Giardino delle Fatehttps://giardinodellefate.wordpress.com/ sito dove potrete trovare le più svariate e approfondite informazioni sul Popolo Magico – questo concorso porta alla luce un’antologia di 27 racconti dedicati a fate, gnomi e tante altre creature leggendarie: “Raccontami una favola“.

Il ponte del folletto” è il mio racconto incluso nella raccolta, una breve narrazione con una morale.

Scheda: http://raccontamiunafavola.altervista.org/blog/il-ponte-del-folletto-di-fosco-baiardi/

Per chi volesse passare delle feste magiche: http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/fantascienza/209234/raccontami-una-favola-2/

Copertina Raccontami una favola

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Il regalo di compleanno

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Sono già passati più di due mesi dal mio compleanno ma, complice gli eventi – alcuni fortunati, altri meno – non ho più avuto tempo di guardare e aggiornare la pagina. Nemmeno per questo breve post che voglio fare da quel giorno.Cleo titolo

Sì, perché è proprio durante i festeggiamenti del trentaquattresimo compleanno che è arrivato il regalo più inatteso e più bello che potessi desiderare: un nuovo inquilino. La piccola Cleo, salvata da un tombino da un bravo ragazzo che però non poteva adottarla, ha subito travolto tutti con la sua esuberanza; non ha paura di niente e di nessuno, nemmeno del signore della casa, Elfo.

E così, dopo quindici anni, torno ad avere tre (a)mici in casa che, combinazione, hanno lo stesso colore del mantello di quelli che avevo tanto tempo fa: uno tigrato, uno bianco con macchie scure (allora, tuttavia, era un maschio) e una squama di tartaruga.

Ora ve li presento in ordine di arrivo:

Cosa fanno i mostri quando vanno al mare?

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Scopritelo nel mio breve racconto che, insieme ad altri 40, ha avuto la fortuna di essere selezionato e pubblicato dalla Edizioni Ensemble, nell’ambito del concorso “Racconti d’estate: III edizione”.

Troverete i mostri più famosi della letteratura – e non solo – in una giornata fuori dagli schemi e dai consueti ruoli spaventosi, in una dimensione più umana e spiritosa che suscita (mi auguro) una certa ilarità. Leggere per credere.

cover-raccontidestate-III

Estate 2015

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Finalmente riesco a tornare di fronte a un computer per qualche ora, dopo lunghi mesi di toccate e fughe. Non che mi sia mancato lo schermo, preferisco di gran lunga uscire, camminare, viaggiare e visitare posti, ma avere il tempo di aggiornarsi e, soprattutto, di scrivere è un privilegio impagabile.

Questa estate ha infatti coinciso con l’apertura della mia nuova attività. Il che significa macinare migliaia di chilometri al mese, stare lontani da casa per giorni, interminabili ore di lavoro e fatica e pochissime di sonno, nonché rinunciare a tutto il resto… Ma quando si tratta di una cosa tua, di una tua creazione, sono sacrifici più che accettabili. Seguire nel tour una delle orchestre più importanti nel settore della musica da ballo (quella di Matteo Tarantino) è stata un’esperienza durissima ma piena di soddisfazioni.

Matteo Tarantino Govone
Comunque devo ammettere che, anche se un po’ mi mancherà – fino alla prossima estate –, per fortuna è quasi finita. Ancora un paio di date e poi mi aspetta un lungo periodo di riposo: ah, avere il tempo di godere dei colori dell’autunno, girare per i monti o le campagne dove vivono i miei, stare con le persone care, tornare a frequentare gli amici, coccolare i miei animali, dedicarsi ai propri hobbies come, appunto, leggere e scrivere… Che magnifica prospettiva!

Al momento ho certe idee per un romanzo sulla mitologia celtica

Sulle tracce della bestia

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Tutto iniziò con un breve articoletto su Focus, alcuni anni fa: parlava di un animale misterioso che uccise decine di persone in una zona remota della Francia, poco prima della Rivoluzione.

Bastò questo per accendere la mia fantasia e il mio interesse verso La Bestia del Gévaudan. Una Bestia capace di terrorizzare gente dura, abituata a una terra aspra, inospitale e con un clima che qualcuno definiva “nove mesi d’inverno e tre di inferno”. Abituata anche a convivere con lupi ben più numerosi e meno timidi di oggi, all’occasione pronti ad attaccare un essere umano isolato. Eppure questa bestia fu in grado di seminare morti (furono più di 150) lungo un periodo di tre anni – risvegliando addirittura l’interesse del re – e di sfuggire a battute di caccia che impiegavano anche centinaia di uomini del posto e soldati, tenendo in scacco l’intera regione. Chi l’aveva vista ed era sopravvissuto l’aveva descritta in maniera spaventosa, contribuendo all’immagine mostruosa che ne accompagnò la sinistra fama fino ai nostri giorni.

Ma cos’era questa Bestia? La superstizione della gente del luogo fece fiorire molte congetture riguardo alla natura della creatura, ma anche gli interessati e i naturalisti contemporanei hanno provato ad azzardare ipotesi: un licaone, una iena o una tigre fuggita da un circo itinerante, un ghiottone, un tilacino, un gigantesco babbuino, fino ad arrivare a lupi mannari o altri criptidi, sadici assassini e alieni…

Bestia del GévaudanDunque, cos’era? Ce lo spiega, anzi, ce lo racconta con rigore scientifico e analizzando i fatti in maniera razionale il giornalista Giovanni Todaro in una cronistoria che sa di romanzo per la scioltezza con cui è scritto. Dettagliato, appassionante, piacevole e talvolta con un tocco di ironia tra le impietose zampate della Bestia, il libro svela il mistero, attraverso avvistamenti, attacchi e uccisioni che fino all’ultimo tengono avvinti.

Il trattato è corposo e vale il prezzo d’acquisto: mi sento di consigliarlo agli appassionati di misteri e suspense, di natura e animali (Todaro spiega anche alcune peculiarità che distinguono il cane dal lupo e che io stesso ignoravo). Ma soprattutto a coloro capaci di “vedere” con la propria fantasia e tornare indietro nel tempo: a fianco di gente assediata nella sua casa, di poveri pastorelli – spesso solo dei bambini – in preda all’angoscia appena sentivano un fruscio proveniente da un cespuglio, di cacciatori frustrati che terminavano la faticosa battuta con un pugno di mosche…

E allora buona lettura… e ricordate: non sono gli animali a essere cattivi, spesso l’uomo lo è. Siamo noi a invadere il loro habitat, a cambiare le loro abitudini e a mettere in pericolo la loro sopravvivenza.

Come raccomanda lo stesso Todaro:

Qualcuno di voi, gentili lettori, da questo libro potrebbe trarre errate conclusioni sulla natura del lupo. In realtà questo splendido e intelligente animale è, o non è, molte cose. Soprattutto non è buono e non è cattivo. Fa il lupo e basta, perché la Natura l’ha creato così e, statene certi, a ragione.

Un tempo i lupi in Europa potevano diventare antropofagi, è vero. Ma solo in casi rari, ricordatelo, e quasi sempre proprio per colpa dell’uomo. La fame è cattiva consigliera e questo vale sia per noi sia per i lupi. Un tempo fu la guerra fra l’uomo e il lupo, uno scontro secolare senza esclusione di colpi fra due specie sociali che si erano trovate a contendersi gli stessi spazi e persino lo stesso cibo. Alla fine il lupo, ormai ridotto a pochi sopravvissuti dispersi in luoghi inaccessibili, perse questa guerra, ma a quel punto l’uomo, inaspettatamente, lo graziò, lo protesse e persino gli destinò spazi riservati e gli mise a disposizione, reintroducendole in natura, le antiche prede selvatiche ormai quasi scomparse a causa proprio dell’uomo.

Fu un gesto grandioso da parte della nostra specie e non deve andare perso. Se i lupi avranno un loro spazio e prede selvatiche sufficienti, e se l’uomo saprà comportarsi con giudizio, mai penseranno alla nostra specie come a una preda. In Italia i lupi non si sono mai estinti, eppure da ben due secoli non si è mai più verificato alcun attacco all’uomo, includendo anche donne e bambini. Il lupo davanti alla nostra specie fuggirà sempre e, vista la strage che ne è stata fatta, a buon motivo. Del resto, le montagne potranno essere coperte da boschi secolari, attraversate da limpidi ruscelli e popolate da cervi, cinghiali e caprioli, ma senza il lupo – così come la lontra, l’orso, la lince e tante altre specie – risulteranno vuote e prive di qualcosa di prezioso, affascinante e necessario.

Noi italiani, fra i tanti meriti che abbiamo anche se siamo i primi a criticare il nostro popolo e il Paese intero – e forse anche questo è un segno di grandezza unita a saggia umiltà – siamo stati fra quelli che non hanno sterminato il lupo, che bene o male da noi ha sempre continuato a vivere, consentendogli non solo di ripopolare buona parte d’Italia ma anche di espandersi nelle nazioni vicine ricolonizzando lentamente gli antichi territori. Come appunto la Francia.

Speriamo che capiscano il valore di questo evento anche gli amici francesi, ora che il lupo sta lentamente tornando in quel Paese e che da qualche anno sta cautamente ricolonizzando anche la Lozère e cioè l’antico Gévaudan al centro della nostra vicenda.

Perché ormai la guerra è finita.”

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In questo periodo sono più assente (del solito), ma con la bella stagione arriva qualcosa che preferisco quasi allo scrivere: cioè dedicarmi a piccoli lavoretti manuali e occuparmi del giardino. E quando assisti a simili miracoli della natura non puoi che sentirti appagato:

 

Un salto in Giappone con Sherlock Holmes

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Amo leggere, anche se devo ammettere che ultimamente ho dedicato meno tempo alla lettura: un po’ perché – devo confessarlo – dopo la fine di Harry Potter sono entrato in crisi, come quando si perde un grande amico e si realizza che il mondo è molto concreto e non c’è spazio per la magia (se non nella propria mente); un po’ per occuparmi maggiormente delle mie cose. Inoltre non credo di saper fare l’analisi precisa di un libro.

Dico questo, perché non mi sento all’altezza di recensire un qualsiasi testo, tuttavia vorrei comunque dire la mia su qualcuno di quelli che ho letto e leggerò, nella speranza di non sembrare troppo arrogante e che mi perdoniate la mano naif.
Oggi scrivo perché mi sento di consigliare a tutti Dale Furutani e in particolare “Strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone”.
Un amante del paese del Sol Levante come me e, visto che da qualche mese mi sono votato al giallo, spaziando dalle opere dell’investigatore di Baker Street, a Poirot, a Miss Marple e altri… non potevo certo farmelo scappare.

Saranno forse l’ambientazione, i riferimenti molto accurati dell’autore – giapponese nato negli Usa – alle abitudini della cultura orientale e di quella occidentale – spesso mettendole a confronto – o il linguaggio semplice, caldo, familiare a rendere questo libro una vera perla.
Quando si chiude il volumetto, dopo aver letto l’ultima pagina, si rimane con uno strano senso di calore misto a malinconia, e un solo rammarico: Dale Furutani ha scritto troppo poco!

Dalla quarta di copertina:
“Strani questi stranieri che si lavano poco, mangiano il loro dio per adorarlo e non sanno nascondere le emozioni.

Più strano di tutti quest’uomo allampanato che il dottor Watanabe ha accolto in casa sua: si spaccia per un esploratore norvegese, ma ha l’accento inconfondibile di Londra e il desiderio febbrile di indagare. Anche una cittadina sonnacchiosa come Karuizawa ha la sua dose di sangue e disavventure, e a un medico, se è un buon medico, tutti chiedono consiglio.Strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone

Voci sinistre nel buio che fanno impazzire un uomo, progetti navali trafugati, un missionario che precipita nel vuoto: per essere ospitale sino in fondo, il dottor Watanabe offre al suo ospite i misteri che approdano al suo ambulatorio. Non sa che lo spilungone in grado di stupire tutti con le sue deduzioni è il grande Sherlock Holmes, in incognito in Giappone per sfuggire al suo peggior nemico. Non lo sa, ma è fiero di fargli da interprete di lingua e cultura giapponese, e di assisterlo con il suo buon senso.

Di caso in caso l’alleanza si stringe e dalla stima nasce un’amicizia. Finché, vincendo il tipico riserbo giapponese, il dottor Watanabe apre il suo cuore al forestiero e gli svela una ferita mai sanata. Risolvendo l’ultimo mistero, sarà Sherlock Holmes il buon medico che guarisce l’amico dalle ombre del passato.”


Altri libri di Dale Furutani

Trilogia di Matsuyama Kaze:
-Agguato all’incrocio
-Vendetta al palazzo di giada
-A morte lo shogun

Prenota la tua stanza al Marvellous Hotel

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La fine de13l 2014 ha riservato un’altra enorme soddisfazione nel campo della scrittura. Dopo l’uscita del romanzo, un mio racconto – dal titolo 13 – iscritto al concorso “Marvellous Hotel”, indetto dal blog Midnight Corner, si è piazzato tra i dodici che verranno pubblicati in un’antologia ebook. La raccolta vedrà probabilmente la luce nel mese di febbraio.

Unico paletto del contest era ambientare la propria storia in una camera di questo bizzarro hotel – e intitolare il racconto con il numero stesso della stanza – mentre libera fantasia veniva concessa ai temi affrontati. Sono curioso di leggere le altre undici storie e vedere cos’è scaturito dalla fantasia dei miei colleghi, mentre per quanto mi riguarda ho dato una versione horror.

Ecco il link con i vincitori:
http://www.vitedicarta.net/and-the-winner-is/