È arrivato Gennosuke

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Per fortuna – lo devo dire visto il periodo di crisi che sta vivendo il nostro Paese – non mi manca il lavoro, ma non posso non provare anche un lieve rammarico perché non trovo più il tempo di aggiornare la pagina con assiduità, tanto è vero che da più di un anno ho trascurato di farlo. Altra nota dolente: non riesco nemmeno più a scrivere le mie storie, se non qualche sporadico racconto breve.

Messi da parte il seguito di “Racconti di angeli e diavoli” e il romanzo sulle creature fatate, terminati ma ancora da rivedere e correggere, l’ultima opera a cui mi sono dedicato – e con tutto me stesso, visto il tema – è il romanzo che è uscito in questi giorni per Nero Press edizioni: “Katakura Gennosuke – Indagini e dolcetti”.

katakuragennosuke-275x370La sua genesi è curiosa. Nato come uno dei miei soliti racconti “veloci”, doveva inizialmente essere un mistery che virava al fantasy, con un mostro della tradizione giapponese che si macchiava di alcuni delitti… Invece, alla fine, di sicuro influenzato dalle letture di quel periodo (in particolare vari romanzi con protagonista Poirot o Sherlock Holmes), l’ho declinato come un giallo classico e mia mamma ne è stata così colpita che mi ha spronato a continuare e a scrivere un capitolo in più, e poi ancora uno e un altro ancora… Mi ha così preso che in pochi giorni era finito e, nel giro di un mese, riveduto e corretto. Dopotutto scrivere è viaggiare con la mente e cosa potrebbe esserci di più bello, per me, che viaggiare nel Paese del Sol Levante? Di più avvincente che sentirsi parte del libro e vivere le avventure accanto ai protagonisti?

Non posso che sottolineare quanto le opere di Dale Furutani mi abbiano ispirato e spinto a creare quest’opera. Con lui (e tanti altri autori) ho un debito di gratitudine impagabile.

Fine XIX secolo. Katakura Gennosuke è un giapponese fuori dal comune: è grande e grosso, parla in maniera diretta e non bada molto ai convenevoli o ai codici sociali radicati nella sua cultura. Gestisce una pasticceria insieme all’adorata moglie, in un Giappone reduce dall’apertura al mondo esterno e ancora in fase di transizione, nella ricerca – sia nel bene che nel male – di emulazione dei paesi occidentali. Goloso fino all’eccesso, tanto da non saper rinunciare a un dolce neppure di fronte a una scena del crimine, Gennosuke mette al servizio della sua piccola e sonnacchiosa comunità del nord il suo spirito di osservazione e il suo acume. Di colpo il suo mondo viene scosso da una serie di morti brutali e la polizia, seppur riluttante all’inizio, si trova a doversi affidare alle eccezionali capacità investigative del corpulento pasticciere, sempre affiancato da un vivace ragazzino che si è autoeletto suo assistente. Fosco Baiardi ci presenta un personaggio che, a tratti, ci ricorda ora Sherlock Holmes, ora Po di Kung Fu Panda, in un’ambientazione in grado di evocare le atmosfere dei grandi Anime giapponesi.

Per ora è disponibile l’ebook su varie piattaforme:

http://neropress.it/dd-product/katakura-gennosuke-indagini-e-dolcetti/

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Alecomics

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Torno dopo mesi di silenzio – passati in giro per l’Italia a montare e smontare “palchi” per l’orchestra – ad annunciare con trepidazione che, per la prima volta da quando è uscito il romanzo, parteciperò con un banchetto a una fiera del fumetto.

E come non iniziare da Alecomics, la fiera della mia città, organizzata da alcuni ragazzi che mi faccio pregio di conoscere, fiera che l’anno scorso ha visto l’afflusso di ben 10mila visitatori?locandina-sito

Sono molto emozionato perché, nonostante un passato da “venditore”, non mi è mai capitato di cimentarmi con persone che hanno le mie stesse passioni, questa volta dall’altro lato del tavolo, e di proporre il mio “pargoletto”.

Sarò capace di trasmettere le mie emozioni e le mie idee? Spero di scoprirlo insieme a voi!

A presto!

Rufy

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Già accogliere in casa un animale che avrebbe difficoltà a sopravvivere – soprattutto se ancora cucciolo (come nel caso dei miei Elfo e Cleo – https://foscobaiardi.wordpress.com/2015/12/08/il-regalo-di-compleanno/) – e provvedere ai suoi bisogni è una grande soddisfazione. Ancora più emozionante, poi, è la consapevolezza di aver effettivamente salvato la vita a qualcuno che aveva il destino segnato.

È questo il caso dell’ultima tenera micina entrata a far parte della mia famiglia: l’ho trovata poco più di un mese fa, con la testolina dentro la maglia di una rete, eretta con le zampe appese come potrebbe fare un essere umano. All’inizio ho pensato che fosse già morta… Tuttavia, osservandola con attenzione, ho notato che muoveva in maniera impercettibile la testa. Era minuscola e patetica, denutrita e aveva delle croste nere sugli occhi; era chiaro che non vedeva e che era finita nella rete probabilmente nel tentativo di seguire una mamma che l’aveva abbandonata e gli altri gatti della zona, ormai indifferenti alla sua penosa condizione.

Solo il pronto intervento del veterinario e le amorevoli quanto pazienti cure di mia mamma e di mia nonna – che all’inizio non voleva un quarto gatto e che ora offre addirittura il lobo dell’orecchio come tettarella – hanno permesso a Rufy di riprendersi e di diventare una cucciolotta piena di vita e di energie, che ora spalanca sul mondo due bellissimi e curiosi occhi azzurri.

Rufy: come il protagonista di One Piece, perché all’inizio eravamo convinti si trattasse di un maschietto… ma anche come diminutivo di rufigiu, che nel mio dialetto significa su per giù “esserino male in arnese”…

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Rufy dopo l’intervento del veterinario a pulirle gli occhi dalle croste

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Dopo qualche giorno la topina riapre gli occhi

Rufy

Dopo tre settimane

Z di Zombie

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L’apocalisse zombie è pronta ad abbattersi su di voi!Frank Gatti

Attraverso le pagine dell’antologia “Z di Zombie 2016” della pagina Letteraturahorror.it, su cui 100 autori hanno riversato la propria fantasia e le proprie idee.

Ne fa parte anche il mio “Saturday Night Zombie”, che racconta la disavventura di un morto vivente fuggito da un laboratorio sperimentale che finirà per rimpiangere.

Dunque buona lettura e… ricordatevi di chiudere bene la porta di casa.

Cartaceo: http://www.lulu.com/shop/letteratura-horror/z-di-zombie/paperback/product-22693179.html

Ebook: https://www.amazon.it/Zombie-2016-Antologia-tema-ebook/dp/B01FK2YSHI?ie=UTF8&keywords=z%20di%20zombie&qid=1463125346&ref_=sr_1_1&s=books&sr=1-1

Addio Naruto

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15 anni. Era il lontano 2001 quando presi in mano il primo numero di Naruto…

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Poco tempo fa ho scritto riguardo al manga in questione e di come ne auspicassi la fine.

Confermo che non ne potevo più dell’infinito scontro finale di tutti i ninja del mondo contro due, uno… no, due… no, una divinità… vabbè, lo scontro finale…

Anzi, semifinale perché poi c’è stato quello contro l’insop… – meglio non definire sennò mi attiro antipatie – …portabile Sasuke. Scontro più che giusto nel filo della trama, anche se sparisce un po’ subito dopo quello eccessivo cui ho fatto cenno poc’anzi; fa comunque riassaporare il piacere dei vecchi scontri individuali, o che abbiano comunque un senso e una logica. E già l’epilogo dell’esistenza di Pain era stato quantomeno assurdo. Riportare in vita i morti… va beh… coff coff…

Non posso che sottolineare ancora una volta come gli ultimi numeri fossero una ridda di spiegazioni e dialoghi macchinosi e confusionari, perfino illogici… una battaglia trascinata con un unico effetto: la noia!

Finalmente, però, l’ultimo capitolo dell’ultimo numero riporta ai primi numeri, in cui si respirava spensieratezza, genuinità e semplicità, anchefed se con la nuova presenza di una tecnologia (computer al posto dei tradizionali pergamena e pennello, per dirne una) che non mi aspettavo di trovare nel villaggio ninja – ora quasi una megalopoli – e che fa perdere quell’effetto naïf e di comunione con la natura con cui eravamo abituati a convivere. La vita è tornata alla normalità e il futuro grigio che si poteva prefigurare nella gioventù del protagonista si è tinto di rosa in quella dei suoi figli, proprio grazie a Naruto, che ha rotto una ciclicità di faide e lotte infinite.

Rock Lee

Lo spin-off di Kenji Taira è molto divertente.

Non ho mai capito come una donna possa essere innamorata di un uomo che ha tentato di ucciderla, che ha tradito amicizie e che ha un unico obiettivo nella vita: la vendetta. L’unico a non evolversi mai. Per questo ho provato grande sollievo nel vedere Naruto sposato con Hinata.

Mi piacciono anche i matrimoni tra ninja di paesi diversi e gli scorci sulle vite dei personaggi che hanno costellato le pagine del manga. Bello anche raffigurare i bambini e far intuire i loro caratteri: provo già simpatia per Chocho Akimichi…

Per concludere, la finezza che fa scendere una lacrimuccia è l’enorme testa del protagonista scolpita nella parete di roccia in chiusura; e naturalmente il fatto che il ragazzino abbia coronato il suo sogno e sia diventato Hokage, sapendosi accollare le responsabilità che la carica richiede per il bene della comunità. Intuibile sin dal primo numero, eppure comunque toccante.

E così, dopo molti alti e qualche basso (si sa, sono quelli più evidenti), sono qui a celebrare la fine di una serie che non dimenticherò mai e che mi ha accompagnato per 15 anni. Non si può non tirare un profondo sospiro di malinconia e riflettere qualche minuto, dopo aver girato l’ultima pagina e aver chiuso l’ultimo tankōbon.

Era il lontano 2001 quando presi in mano il primo numero di Naruto… quante cose sono successe da allora…

15 anni

Addio, Naruto!

Testa Naruto

Ps: adoro fare classifiche e non mi posso certo esimere questa volta, anche se la memoria potrebbe giocare brutti scherzi…

Ecco dunque i miei personaggi preferiti, che confermano la mia passione per i comprimari o per personaggi che compaiono poco, ma con particolarità che mi colpiscono:

6) Shino Aburame: silenzioso, misterioso e con degli occhialini scuri fichissimi. A quanti farebbe schifo manipolare gli insetti? Lui li ospita addirittura! Purtroppo compare pochissimo da un certo punto del manga in poi…

5) Yamato: personaggio molto interessante. Ricordo che mi aveva colpito l’espressione impassibile. Può usare l’arte del legno!

4) Killer Bee: l’unica forza portante ad aver fatto amicizia con il suo cercoterio prima di Naruto. Una macchietta! Troppo divertente!

3) Choji Akimichi: tenero, impacciato, puro, leale e con un grande senso dell’amicizia. Mi conquistò con la frase “Vuoi dei dolcetti?” e l’espressione dolcissima (Ha anche le swirly cheeks!!!). Poi scoprii che può dimagrire e diventare un gigante con le ali di farfalla di chakra…

Choji sorriso

2) La vecchia Chiyo: ho un debole per le obaasan, le nonnine. Burbera e adorabile. Alla sua età è capace di stravolgere il suo modo di vedere le cose e di cancellare una vita indirizzata in una certa maniera. Senza accorgermene ho usato il suo nome “la vecchia Chiyo” nel mio nuovo romanzo ambientato in Giappone.

1) Jiraiya: lui è l’Eremita Porcello! C’è altro da dire?

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Due parole su Alessandria

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Sulla scia del bel cammino in Coppa Italia che tanto fa parlare e su quella del mio precedente articolo, vorrei dire due parole a proposito della mia città.

Palazzo Rosso Alessandria

Da anni sento i miei concittadini – e solo loro, perché amici venuti da fuori hanno sempre riservato parole positive – lamentarsi del fatto che in Alessandria non c’è nulla.
Senza sottolineare l’ovvia realtà che il “nulla da fare” non è creato dall’agglomerato di costruzioni, ma da chi vi abita, si dimentica che Alessandria è un centro di nemmeno centomila anime che cela, invece, tutte le comodità e gli svaghi di una grande città compresa più di una discoteca e molti locali; sono molte inoltre le iniziative culturali e altro…
È, ad esempio, l’aver rifiutato di potenziare un’università già ottima ed economica ad aver penalizzato l’afflusso di linfa giovane: una scelta ottusa, eppure non l’unica.
Del resto vantiamo una delle poche piazze percorribili dal traffico urbano, con conseguente penalizzazione per i pedoni e per i bei palazzi che la circondano. Si ebbe un timido tentativo di chiuderla qualche anno fa, ma un indignato movimento di massa, senza precedenti, ne chiese la riapertura, perché l’alessandrino tipo deve entrare in macchina nei negozi.

Cattedrale Alessandria Piazza Duomo

Sento dire che è una città brutta, senza edifici storici.
A mio parere – ma parlo da uno che ha vissuto serenamente la sua infanzia in uno dei quartieri più belli – è una città gradevole, percorribile tutta a piedi, amena, tranquilla e con molto verde.
Non volendo rimarcare che la maggior parte ignora la presenza e l’identità di molte testimonianze di interesse storico – forse poco appariscenti – o non le ritiene storiche perché più recenti (ad esempio: il mosaico sul palazzo delle poste del periodo fascista), troppo spesso non si considera che Alessandria è una città “nuova”, fondata solamente nel 1168 a seguito dello scontro Impero-Papato. Per cui è piuttosto difficile trovare costruzioni storiche antecedenti! Aggiungiamoci il passaggio di Napoleone, che rase al suolo una bella fetta di edifici – compreso il Duomo – onde permettere il passaggio delle sue truppe…
È inevitabile che una città così sparisca, se messa a confronto con altre molto più grosse, con un passato assai più denso di storia, in posizioni differenti e con amministrazioni più lungimiranti e oculate.
Non voglio ora addentrarmi nell’abbattimento del vecchio ponte sul fiume Tanaro (a riguardo segnalo questo articolo molto interessante) che portava al simbolo della città e uno dei più belli in territorio italiano: la cittadella! Come dire: dimenticato? da molti concittadini e riportato in auge negli ultimi anni, grazie alla raccolta di firme del FAI.
Quando frequentavo l’università in una città diversa, nei miei sogni vedevo una cittadella restaurata e valorizzata, vagheggiando la creazione di un polo universitario che raccogliesse tutte le facoltà dell’ateneo alessandrino in quella meraviglia storica, a cui si poteva arrivare a piedi o in bus dalla vicina stazione passando per il vecchio ponte (ora sostituito da un obbrobrio modernista che fa a pugni con la cittadella). Mi vedevo già gli studenti rilassarsi o preparare un esame sugli spalti, circondati dal verde e dal canto delle cicale.
Sogni a occhi aperti.

La cittadella di Alessandria

Oggi è già tanto se i vertici sono tornati a essere edotti circa la sua esistenza e che si sia fatto qualcosa per evitare che si deteriorasse definitivamente nell’indifferenza più totale, come tanti altri bei monumenti italiani.

La partita più importante

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Grigi

Non sono un grande appassionato di calcio: trovo che l’ambiente, già da bambini, è esageratamente competitivo, con genitori che troppo spesso pompano i propri figli e denigrano quelli degli altri, che penalizza i più timidi e sensibili mentre stimola l’aggressività e non contrasta i bulletti, che consente emarginazioni e razzismo, ma molto di rado offre esempi da seguire o ammirare. Non è quasi mai solo un gioco per bimbi, sereno e divertente, nemmeno alle partite dei pulcini… E peggiora fino ai livelli più alti dove entrano in gioco anche interessi economici…

Per questo ormai seguo soltanto le partite della Nazionale e simpatizzo con calore solo per la squadra della mia città: Alessandria.

In questi giorni nel capoluogo non si parla d’altro e la semifinale di Coppa Italia conquistata con merito dai Grigi è qualcosa che entrerà nella storia del calcio italiano. La squadra del presidente Di Masi ha saputo ridare entusiasmo a una tifoseria amareggiata da anni di insuccessi, riportare allo stadio i più disillusi e avvicinare anche i più indifferenti.

L’esito della sfida con il Milan sembra piuttosto scontato, tuttavia aver avuto la possibilità e la capacità di raggiungere questo traguardo è già motivo di festa per tutti, a prescindere da come andrà a finire. Molti ci credono, complice la buona gara disputata ieri all’Olimpico.
Detto questo, avrei voluto far parte dei ventimila (e più) che sono andati ad assistere dal vivo. Non ce l’ho fatta.

Eppure in questo modo ho avuto una soddisfazione doppia: vedere e far vedere la partita per noi più importante degli ultimi 40 anni ad altri che, come me, non hanno potuto recarsi a Torino.
Infatti, nella splendida cornice della piazza del Duomo, ho potuto posizionare il Ledwall, dal quale, più di 300 concittadini trepidanti hanno seguito e incitato, soffrendo, i giocatori che hanno regalato un sogno alla città.

Dei Manga

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Sono uno di quegli uomini che guarda ancora cartoni animati a 34 anni e non mi preoccupo di nascondere il mio lato fanciullesco.
Mi viene da sorridere quando ripenso a mio padre che mi diceva, quando avevo appena 12 anni: “tra un po’ vai a militare, guarda il telegiornale invece dei cartoni!”. E invece sono ancora qui che attendo trepidante l’uscita dell’ultimo film Disney – da piccolo era l’unica che creava lungometraggi animati o film per bambini – o delle altre compagnie nate negli ultimi anni e che si sono velocemente innalzate alla qualità della antesignana.
Inutile cercare di fare un elenco dei miei lungometraggi preferiti, perché ognuno di essi, chi più chi meno, ha sempre incontrato la mia approvazione e il mio godimento.
Cercherò invece di farlo coi fumetti.
Partito sempre dai vari Disney come Paperino, Topolino… etc… durante l’adolescenza mi sono dedicato ad alcune serie americane (Image, Gen13, Wetworks…) che, tuttavia, hanno avuto poca fortuna. Sono passato per i fumetti Bonelli, alcuni dei quali seguo ancora con passione e dei quali prediligo: Adam Wild, Asteroide Argo, Brad Barron, Brendon, Dampyr, Dragonero, Gea, Gregory Hunter, Lilith, Tex.
Una parentesi a parte va dedicata a Dago: semplicemente il mio eroe!
Infine, durante il servizio civile nel 2003, mi sono del tutto consacrato ai manga.
Già da anni mi ero in realtà imbattuto inconsapevolmente nella forma d’arte giapponese più diffusa e conosciuta al mondo, grazie alle “serie animate” di Kenshiro e dell’Uomo Tigre, note già negli anni ’80, oppure ai “fumetti” dei Cavalieri dello Zodiaco che uscivano in edicola. Ma, come dicevo, è solo a cavallo del nuovo secolo – sulla scia del mio nuovo interesse per la storia del Giappone, in particolare dell’epoca Sengoku, e in seguito per tutta la cultura del Sol Levante – che ho scoperto termini come manga e anime, tra i quali preferisco la versione cartacea.
Vorrei quindi stilare un elenco dei miei manga favoriti – senza dilungarmi su analisi e considerazioni – alcuni piuttosto recenti, altri che rimarranno sempre nel mio cuore, non solo per qualità di storia e disegni – in effetti devo dire che il disegno ha un’importanza capitale: in mancanza di un tratto che mi piace non riesco a interessarmi a una serie, per quanto buona sia la trama! – ma anche per il valore affettivo che rivestono.
Dunque, tra quelli più vecchi e amati colloco:
Ken il Guerriero
I Cavalieri dello Zodiaco
Le bizzarre avventure di JoJo – letto successivamente, ma che considero il capostipite di tutte le mie letture.
GTO e Slam Dunk – semplicemente geniali ed esilaranti. (Ci tengo a evidenziare un link molto interessante riguardo il capolavoro di Inoue: http://www.prismomag.com/slam-dunk/)
City Hunter

Top 3 attuale:
One Piece – come può mancare nella mia lista? IL MANGA per eccellenza (come dimostrano le milioni di copie vendute in tutto il mondo)! Diversamente da come mi esprimerò dopo per altri titoli, mi sento di dire che questo manga potrebbe non finire mai, per quanto mi riguarda!
E non è un caso se nell’immagine in evidenza ho messo Smoker, il mio personaggio preferito, né avrei comprato la sua figuarts durante il mio viaggio a Tokyo!bandaIONE08
Worst – di Hiroshi Takahashi (autore anche di Crows e QP Soul of Violence)
Toriko – divertente, esagerato, folle!

Altri degni di nota:
Assassination Classroom, Basilisk, Battle Royale, Berserk (morirò prima di vederne la fine?), Classe di Ferro, Death Note, Detective Conan, Dr. Slump & Arale, Eyeshield 21 (sarebbe al 4 posto tra i preferiti attuali), Fairy Tail, Harlem Beat, I signori dei mostri, Keiji il magnifico, La spada e la mente, Yankee Kun & Megane Chan.

Un caso a parte:
Bleach – penso che la serie sarebbe dovuta finire con Aizen e che la continuazione sia solo una manovra commerciale, visto il successo (nel link sopraindicato è presente anche un’illuminante disamina sull’andamento dell’industria fumettistica giapponese). Nonostante questo, i disegni di Kubo sono un vero piacere per gli occhi e rimane comunque piacevolmente fruibile.

Serie che non mi hanno entusiasmato ma trovo comunque accettabili:
Angel Heart, Black Cat, Blue Dragon, Buster Keel, Cyber Blue, Gekka Bijin, Genzo, Hunter x Hunter (anche per questo: morirò prima di vederne la fine?), Hyde & Closer, I’’s, Inu Yasha, Kekkaishi, Kenichi, Kenshin samurai vagabondo, Keroro, La legge di Ueki, Rave, Rock Lee, Ryusei, Shadow Lady, Shigurui, Toto, Tutor Hitman Reborn!, Video Girl Ai, Vinland Saga, Zombie Powder, Yu degli Spettri

Le note dolenti:
Qualcuno avrà rilevato la fulgida assenza di Dragonball: ammetto di avere la serie e di averla apprezzata fino ai primi tornei. Ma lunghi anni di trasposizione in tv (come se esistesse solo quel cartone), con scontri infiniti e versi senza senso, me lo hanno fatto prendere in antipatia; così come il misurare con dei numeri la forza dei combattenti (gente che si stupiva di vedere sbriciolata una montagna, quando personaggi molto più scarsi facevano esplodere interi pianeti!) e questa mania di non far mai concludere la storia… Un buon manga deve saper finire per tempo! E lasciar un senso di malinconia, di rimpianto per la fine della serie preferita.
Stesso discorso sull’esagerazione con nemici impossibili, sulle spiegazioni cervellotiche e su una fine agognata vale anche per Naruto, uno dei miei preferiti fino a pochi tankōbon fa… adesso non vedo l’ora che esca l’ultimo numero! (Per quanto lo preferisca mille volte a Dragonball!)

Altri manga che non mi sono piaciuti, che ho interrotto e che non intendo collezionare:
Air Gear, Alita Last Order, Claymore, Densha Otoko, D.Gray-Man (disegni superbi, ma di una pesantezza!), Gantz, Green Blood, Hikaru No Go, Il Re Lupo, Ken il guerriero: Le origini del mito, Inferno e Paradiso, Letter Bee, Meteorite Breed, Shaman King, Soul Eater, Tough… e altri che ho già restituito.

Naturalmente si tratta di gusto del tutto personale, senza offesa per nulla e nessuno!
Sayounara!

Un Natale in versione horror

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Il giradischi diffondeva le placide e toccanti note di Silent Night.
La bimba era nascosta nell’armadio. Dalla sua postazione, attraverso i listelli inclinati dell’anta, riusciva a vedere gran parte della sala, nonostante questa fosse illuminata soltanto dalle luci pulsanti del presepio allestito sul davanzale.
Dall’albero rovesciato a terra una mano contorta e cerea spuntava tra i rami ricoperti di palline e strisce argentate.
La pendola, guarnita di ghirlande e campanelli, emise un rintocco proprio mentre la testina di lettura giungeva alla fine del disco, continuando a produrre solo un sordo ronzio. Uno schizzo di un rosso purpureo insozzava il quadrante dell’orologio e nascondeva la lancetta più corta.
Un’ombra si mosse e una lama insanguinata baluginò, riflettendo le luci intermittenti.
La porta del nascondiglio si aprì di scatto e una grossa mano afferrò la piccina per la caviglia, mentre lei cercava di divincolarsi e fuggire.
“Babbo Natale è arrivato!” cantilenò una voce sommessa.

Questa è la mia scheggia che, insieme ad altre 99, è stata inserita nella raccolta “Schegge per un Natale horror 2015” del sito Letteratura Horror. Criteri di scelta erano una Natale declinato in versione horror e che il racconto contasse al massimo 1000 battute – una versione in cui ho sempre sognato di cimentarmi anche se avrei preferito qualche battuta in più.

Per chi fosse interessato alle altre interpretazioni:

http://www.letteraturahorror.it/83-schegge-per-un-natale-horror-2015/2403-schegge-per-un-natale-horror-2015-acquista-l-antologia-in-ebook.html

Cartaceo: http://www.lulu.com/shop/autori-vari/schegge-per-un-natale-horror-2015/paperback/product-22524483.html

Cover Adriano Petrucci

P.s.: la copertina allegata è stata creata appositamente per l’antologia da Adriano Petrucci.

 

Auguri di buon Natale

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Anche quest’anno Aedan, Biancospino, Astorre, Aurelio, le bambine ed io siamo qui ad augurarvi un sereno Natale e un 2016 pieno di gioie e soddisfazioni.

Per me il 2015 è stato un anno piuttosto positivo, con l’apertura della nuova attività e con la pubblicazione di alcuni racconti brevi. Il secondo romanzo dei “racconti di angeli e diavoli” è pronto, deve essere solo revisionato. Nel frattempo mi sto dedicando anima e corpo al romanzo sul Piccolo Popolo e spero di poterlo proporre a qualche casa editrice quanto prima.